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Parole da imparare

Il principio di trasparenza è affermato con chiarezza nell’art. 11 del  D.Lgs 150/2009, art. 11:
“La trasparenza è intesa come accessibilità totale, anche attraverso lo strumento della pubblicazione sui siti istituzionali delle amministrazioni pubbliche, delle informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione. (…) allo scopo di favorire forme diffuse di controllo del rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità„.

Un cambiamento importante, e tanto più importante per un paese in cui tante volte sembrava che i modelli amministrativi risalissero al regno borbonico.

L’amministrazione pubblica e il personale impiegato rispondono non all’utente, ma ai cittadini, che, in quanto tali, sono interessati al rispetto dei principi di buon andamento e imparzialità e possono, quindi, essere attori di “forme diffuse di controllo”.

Una cultura che ci viene dalla tradizione costituzionale americana e dalla tradizione giuridica (e anche accademica) britannica.
Non a caso, molti sono i termini inglesi in cui questa nuova cultura si esprime nei più diversi paesi: lo stakeholder è il portatore di un interesse per una dimensione economica, sociale e civile per partecipare alla quale non ha bisogno di possedere uno specifico titolo giuridico (come lo shareholder, l’azionista); la società civile e, anche singolarmente, tutti i cittadini esercitano il civil audit: espressione capace di più ampie suggestioni di quanto non sarebbe l’espressione italiana per affermare che la società svolge come una funzione di revisore dei conti; accountability indica l’obbligo di rispondere di qualcosa ed è espressione più forte di quanto non sia la generica, e talvolta indistinta, responsabilità. Open government, performance, open data sono termini diffusi ormai da tempo: spesso non compresi pienamente, ma forse basta intendere che tutti riguardano l’efficienza amministrativa e il diritto di ciascuno di noi di accedere alle istituzioni preposte allo sviluppo del bene comune.

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